Quando preoccuparsi? Riconoscere il rischio suicidario negli adolescenti

Parlare di suicidio quando si parla di adolescenti può essere difficile. Per un genitore, un insegnante o un adulto di riferimento, riconoscere che qualcosa è cambiato può generare paura, incertezza e anche il timore di “esagerare”.

Eppure, prestare attenzione ai segnali di sofferenza psicologica può rappresentare un importante passo verso la prevenzione.

Il rischio suicidario non si manifesta sempre in modo evidente e non esiste una singola caratteristica che permetta di stabilire se una persona sia o meno a rischio. È invece importante osservare cambiamenti significativi nel comportamento, nell’umore e nel modo in cui l’adolescente parla di sé, del futuro e della propria vita.

Quali segnali possono destare preoccupazione?

Alcuni segnali possono indicare una sofferenza psicologica significativa, soprattutto quando compaiono improvvisamente, persistono nel tempo o si presentano contemporaneamente.

  • Espressioni di disperazione o inutilità: sentirsi un peso, non vedere possibilità per il futuro o affermare che nulla potrà migliorare.
  • Parlare della morte o del suicidio: attraverso affermazioni dirette oppure indirette, come “vorrei non esserci più”, “sarebbe meglio se non fossi mai nato/a” o “non ce la faccio più”.
  • Ritiro sociale: allontanarsi improvvisamente dagli amici, dalla famiglia o dalle attività che prima erano importanti.
  • Cambiamenti marcati dell’umore: tristezza intensa, irritabilità, rabbia, agitazione o oscillazioni emotive particolarmente evidenti.
  • Cambiamenti nel comportamento: alterazioni importanti del sonno, dell’appetito, del rendimento scolastico o della cura di sé.
  • Comportamenti rischiosi o impulsivi: un aumento improvviso di comportamenti pericolosi può essere un ulteriore elemento da non ignorare.
  • Autolesionismo: episodi di autolesionismo richiedono sempre attenzione e valutazione, anche quando l’adolescente dichiara di non voler morire.
  • Comportamenti di congedo: dire addio in modo insolito, regalare oggetti particolarmente significativi o mostrare improvvisamente un interesse insolito per questioni legate alla morte.

È importante sottolineare che nessuno di questi segnali, preso singolarmente, permette di concludere che un adolescente sia suicidario. Allo stesso tempo, non dovrebbero essere ignorati quando rappresentano un cambiamento importante rispetto al comportamento abituale.

Quando un cambiamento improvviso merita particolare attenzione

Un aspetto spesso trascurato è il cambiamento rispetto al funzionamento abituale dell’adolescente.

Un ragazzo che normalmente ama stare con gli amici e improvvisamente si isola; una ragazza che ha sempre avuto un buon rendimento scolastico e inizia a mostrare un forte ritiro; un adolescente che passa rapidamente da una forte agitazione a una calma insolita dopo aver espresso disperazione: sono tutti elementi che meritano di essere esplorati, soprattutto se associati ad altri segnali di sofferenza.

L’obiettivo non è interpretare ogni cambiamento come un’emergenza, ma non normalizzare automaticamente ciò che appare significativamente diverso dal solito.

Autolesionismo e rischio suicidario: non sono la stessa cosa

Autolesionismo e comportamento suicidario non sono sinonimi.

Una persona può farsi del male senza avere intenzione di morire. In alcuni casi, l’autolesionismo può rappresentare un tentativo di gestire emozioni intense, ridurre una sensazione di sopraffazione o comunicare una sofferenza difficile da esprimere verbalmente.

Questo, tuttavia, non significa che l’autolesionismo debba essere considerato “meno importante”. La presenza di comportamenti autolesivi richiede un’attenta valutazione del funzionamento psicologico, delle circostanze in cui si verificano e dell’eventuale presenza di pensieri suicidari.

Le linee guida NICE raccomandano una valutazione psicosociale individualizzata dopo episodi di autolesionismo e sottolineano che gli strumenti di valutazione del rischio non devono essere utilizzati per prevedere da soli un futuro suicidio o per classificare una persona in categorie rigide di rischio.

Chiedere direttamente del suicidio fa venire l’idea?

No. Chiedere a un adolescente se ha pensato al suicidio non significa “mettergli in testa” l’idea.

Al contrario, parlare apertamente e senza giudizio può permettere alla persona di esprimere pensieri che fino a quel momento aveva tenuto nascosti.

Una domanda può essere semplice:

“Ti vedo molto in difficoltà ultimamente. A volte, quando una persona sta così male, può arrivare a pensare di non voler più vivere. È successo anche a te?”

Non è necessario avere le parole perfette. È più importante comunicare disponibilità all’ascolto e non reagire con shock, rabbia o giudizio.

Cosa fare se l’adolescente dice di avere pensieri suicidari?

La prima cosa è prendere sul serio ciò che sta dicendo.

Non significa necessariamente che l’adolescente agirà sui propri pensieri, ma significa che è presente una sofferenza che merita attenzione.

Può essere utile:

  • mantenere un tono calmo e non giudicante;
  • ascoltare prima di cercare immediatamente una soluzione;
  • chiedere con delicatezza che cosa sta vivendo e da quanto tempo;
  • chiedere se ha pensato concretamente di farsi del male o di morire;
  • non promettere di mantenere il segreto a tutti i costi;
  • coinvolgere un adulto responsabile e, quando necessario, un professionista della salute mentale;
  • ridurre, quando possibile, l’accesso a mezzi potenzialmente pericolosi;
  • non lasciare sola la persona se esiste un pericolo immediato.

In presenza di un rischio concreto e immediato, la priorità non è capire perfettamente “perché” l’adolescente stia vivendo quella situazione, ma garantirne la sicurezza e attivare rapidamente l’aiuto necessario.

Quando è necessario intervenire immediatamente?

È importante richiedere un intervento urgente quando l’adolescente:

  • afferma di voler morire o di voler farsi del male ed esprime intenzioni concrete;
  • ha messo in atto un comportamento suicidario o un grave episodio di autolesionismo;
  • sembra essere in una situazione di pericolo imminente;
  • non riesce a garantire la propria sicurezza;
  • presenta una forte alterazione dello stato mentale associata a un rischio per sé.

In Italia, in una situazione di emergenza è possibile contattare il 112, Numero Unico Europeo di emergenza, oppure il 118 per il soccorso sanitario, secondo l’organizzazione dei servizi presente sul territorio.

Per situazioni di sofferenza emotiva che necessitano di ascolto, ma non costituiscono un’emergenza immediata, è inoltre disponibile Telefono Amico Italia, che offre un servizio di ascolto telefonico.

Il ruolo degli adulti: osservare senza controllare

Quando un adolescente sta male, è comprensibile che i genitori diventino ipervigili: controllare continuamente il telefono, chiedere ripetutamente come sta o cercare di ottenere rassicurazioni può sembrare un modo per proteggerlo.

La sicurezza, tuttavia, non nasce soltanto dal controllo.

Costruire una relazione nella quale l’adolescente possa dire “sto male” senza temere immediatamente punizioni, giudizi o reazioni eccessive rappresenta una componente importante della prevenzione.

Questo significa creare occasioni di dialogo anche prima che si presenti una crisi: parlare di emozioni, fallimenti, solitudine, relazioni, pressione scolastica, identità e futuro.

La prevenzione non è una checklist

È importante evitare l’idea che esista una lista di segnali capace di stabilire con certezza chi sia “a rischio” e chi no.

Il rischio suicidario è complesso e può cambiare nel tempo. Una valutazione adeguata considera la storia personale, la sofferenza attuale, eventuali episodi precedenti, il contesto familiare e sociale, le risorse disponibili e i fattori che possono aumentare o ridurre il rischio.

Per questo motivo, quando emergono segnali preoccupanti, chiedere aiuto non significa aver fallito come genitore. Significa riconoscere che alcune forme di sofferenza richiedono competenze e supporto professionale.

Chiedere aiuto è già una forma di prevenzione

Riconoscere un segnale non significa diagnosticare. Significa fermarsi, osservare e chiedersi: “Come sta davvero questa persona?”

Un adolescente che esprime disperazione non ha necessariamente bisogno di essere interrogato. Ha bisogno di essere ascoltato, preso sul serio e, quando necessario, accompagnato verso un aiuto adeguato.

La prevenzione del suicidio passa anche da gesti apparentemente semplici: una domanda posta al momento giusto, una conversazione senza giudizio, la disponibilità a restare accanto a qualcuno e la capacità di chiedere aiuto quando la situazione supera ciò che possiamo gestire da soli.

Se sei preoccupato per tuo figlio o per un adolescente vicino a te

Non è necessario aspettare che la situazione diventi una crisi per chiedere un supporto psicologico.

Un professionista può aiutare a comprendere meglio ciò che sta accadendo, valutare la situazione e individuare le risorse più appropriate per l’adolescente e per la sua famiglia.

Se invece esiste un pericolo immediato, contatta i servizi di emergenza (112/118) o recati al Pronto Soccorso.


Riferimenti scientifici

  1. World Health Organization (WHO). Suicide – Fact Sheet. Updated 2026.
  2. World Health Organization (WHO). Suicide – Questions and Answers. 2026.
  3. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Self-harm: assessment, management and preventing recurrence (NG225). 2022, reviewed 2024.
  4. World Health Organization. LIVE LIFE: An implementation guide for suicide prevention in countries.
  5. Ministero della Salute. Il numero 118 e il Numero di emergenza unico europeo 112.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione clinica. La presenza di uno o più segnali descritti non permette, da sola, di stabilire il livello di rischio suicidario.