“Secondo te è tutto a posto?”
“Sei sicuro che non ce l’abbia con me?”
“Pensi che andrà bene?”
A volte una domanda sembra cercare semplicemente una risposta. Ma quando il bisogno di essere rassicurati diventa frequente, urgente e difficile da interrompere, può trasformarsi in qualcosa di diverso: una strategia utilizzata per ridurre temporaneamente l’ansia.
Chiedere rassicurazioni non è di per sé problematico. Tutti possiamo avere bisogno, in alcuni momenti, di confrontarci con qualcuno.
La difficoltà può emergere quando la rassicurazione diventa necessaria per sentirsi al sicuro, prendere una decisione o tollerare un dubbio.
In questi casi può instaurarsi un ciclo in cui la rassicurazione riduce l’ansia nel breve periodo, ma finisce per mantenerla nel lungo periodo.
Che cos’è il reassurance seeking?
In psicologia, il reassurance seeking indica la ricerca ripetuta di conferme, rassicurazioni o informazioni con l’obiettivo di ridurre un dubbio, una preoccupazione o uno stato di disagio.
Può assumere forme molto diverse:
- chiedere ripetutamente al partner se la relazione sta andando bene;
- chiedere agli altri se una decisione è quella giusta;
- cercare continuamente informazioni online su un sintomo;
- rileggere messaggi per capire se qualcosa è stato interpretato male;
- ripetere mentalmente una conversazione per verificare di non aver commesso errori;
- chiedere conferma anche dopo aver già ricevuto una risposta.
La caratteristica importante non è quindi semplicemente chiedere rassicurazione, ma il ruolo che questo comportamento assume nella gestione dell’ansia.
Perché la rassicurazione funziona… almeno all’inizio?
Immaginiamo di avere un dubbio:
“Forse il mio partner è arrabbiato con me.”
L’ansia aumenta. Chiediamo:
“Sei sicuro che vada tutto bene?”
L’altra persona risponde:
“Sì, assolutamente.”
Per qualche minuto ci sentiamo meglio.
Questa riduzione immediata dell’ansia può rendere più probabile che, la prossima volta che compare un dubbio, ricorriamo nuovamente alla rassicurazione.
Dal punto di vista comportamentale, si tratta di un meccanismo di rinforzo negativo: un comportamento aumenta perché permette di ridurre, almeno temporaneamente, un’esperienza spiacevole.
Il problema è che il cervello può imparare qualcosa di diverso da ciò che vorremmo:
“Quando mi sento in ansia, ho bisogno di una conferma esterna per stare meglio.”
Il paradosso della rassicurazione
Se la rassicurazione riduce l’ansia, perché può diventare parte del problema?
Perché il sollievo è spesso temporaneo.
Il dubbio può tornare:
“Sì, mi ha detto che va tutto bene… ma magari non era sincero.”
A quel punto possiamo avere bisogno di una nuova conferma.
E poi di un’altra ancora.
Il ciclo può quindi assumere questa forma:
dubbio → ansia → ricerca di rassicurazione → sollievo → nuovo dubbio → nuova ricerca di rassicurazione.
La persona non sta cercando intenzionalmente di mantenere la propria ansia. Al contrario, sta cercando di stare meglio.
È proprio questo che rende il meccanismo così difficile da riconoscere.
Rassicurazione o bisogno di certezza?
Alla base di questo comportamento può esserci una difficoltà più ampia: tollerare l’incertezza.
Nella vita quotidiana non possiamo sapere con certezza assoluta:
- come evolverà una relazione;
- se una decisione si rivelerà quella giusta;
- come andrà un colloquio di lavoro;
- se una persona continuerà a volerci bene;
- se un sintomo avrà conseguenze importanti;
- se faremo la scelta migliore.
Per alcune persone, però, l’incertezza viene percepita non semplicemente come qualcosa di spiacevole, ma come qualcosa che deve essere risolto immediatamente.
La ricerca sull’intolerance of uncertainty ha mostrato una relazione consistente tra la difficoltà a tollerare l’incertezza e diversi processi ansiosi.
In questo contesto, la rassicurazione può diventare un tentativo di trasformare una situazione incerta in qualcosa di apparentemente certo.
Quando succede nelle relazioni
Il bisogno di rassicurazione può essere particolarmente evidente nelle relazioni affettive.
“Mi ami ancora?”
“Sei sicuro?”
“Perché hai risposto in quel modo?”
“Sei arrabbiato con me?”
Una certa ricerca di rassicurazione è normale all’interno di una relazione. Può persino rappresentare una forma di richiesta di vicinanza.
Diventa più problematica quando la persona sente di non riuscire a tollerare l’assenza di una conferma o interpreta ogni piccolo cambiamento nel comportamento dell’altro come un possibile segnale di rifiuto o abbandono.
In questi casi, la rassicurazione può inizialmente ridurre l’ansia, ma allo stesso tempo rafforzare la convinzione che senza quella conferma non sia possibile sentirsi al sicuro.
Questo può avere conseguenze anche sulla relazione: il partner può sentirsi progressivamente responsabile della regolazione dell’ansia dell’altro e vivere le richieste ripetute come pressanti.
Quando la rassicurazione diventa controllo
A volte il reassurance seeking non appare come una domanda esplicita.
Può trasformarsi in controllo:
- controllare più volte una porta chiusa;
- verificare ripetutamente un messaggio prima di inviarlo;
- controllare online informazioni relative alla salute;
- ricontrollare una decisione già presa;
- cercare continuamente segnali che confermino che “va tutto bene”.
In questi casi, il confine tra rassicurazione, controllo e altri comportamenti di sicurezza può diventare sottile.
Ciò che li accomuna è spesso il tentativo di ridurre l’incertezza e ottenere una sensazione di sicurezza.
Il problema non è avere bisogno degli altri
È importante evitare un equivoco.
Imparare a tollerare l’incertezza non significa diventare completamente autonomi, non chiedere mai aiuto o smettere di condividere le proprie preoccupazioni.
Le relazioni sono anche una fonte di supporto emotivo. Chiedere conforto a una persona significativa può essere una modalità sana di affrontare una situazione difficile.
La differenza può essere osservata nella flessibilità.
Posso chiedere al mio partner una rassicurazione e poi andare avanti, anche se rimane una piccola quota di dubbio.
Oppure posso sentire che devo continuare a chiedere fino a quando l’ansia non sarà completamente scomparsa.
Nel secondo caso, il problema non è il bisogno di vicinanza: è la crescente difficoltà a tollerare l’incertezza senza mettere in atto comportamenti di sicurezza.
Come interrompere il ciclo?
Il primo passo non consiste necessariamente nello smettere improvvisamente di chiedere rassicurazioni.
Può essere più utile iniziare a riconoscere il momento in cui compare il bisogno.
Posso chiedermi:
- “Sto cercando un’informazione o sto cercando di eliminare la mia ansia?”
- “Ho già ricevuto una risposta ma sento il bisogno di chiederla nuovamente?”
- “Cosa temo possa succedere se non ottengo questa conferma?”
- “Quanto riesco a tollerare il fatto di non avere una certezza assoluta?”
Queste domande non servono a convincersi che “andrà tutto bene”.
Servono piuttosto a spostare l’attenzione dalla ricerca della certezza alla capacità di stare con una certa dose di incertezza.
Il ruolo del supporto psicologico
Quando la ricerca di rassicurazione diventa frequente e interferisce con la vita quotidiana, può essere utile esplorare il funzionamento di questo ciclo.
Il supporto psicologico può aiutare a comprendere il rapporto tra pensieri, emozioni, comportamenti di sicurezza e intolleranza dell’incertezza, individuando strategie più flessibili per gestire il dubbio e l’attivazione ansiosa.
L’obiettivo non è arrivare a una condizione in cui non abbiamo più dubbi.
È imparare che possiamo stare bene anche senza avere sempre una risposta certa.
Perché a volte la vera domanda non è:
“Come posso essere sicuro che andrà tutto bene?”
Ma:
“Come posso imparare a tollerare il fatto che non posso sapere con certezza come andrà?”
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