Perché alcuni adolescenti si fanno del male? Comprendere l’autolesionismo dal punto di vista della regolazione emotiva

L’autolesionismo in adolescenza rappresenta una delle manifestazioni di disagio psicologico che più frequentemente preoccupa genitori, insegnanti e professionisti della salute mentale. Nonostante sia spesso circondato da stigma e fraintendimenti, la ricerca scientifica suggerisce che, nella maggior parte dei casi, questi comportamenti non abbiano l’obiettivo di attirare l’attenzione o manipolare gli altri.

L’autolesionismo non suicidario (Non Suicidal Self Injury, NSSI) è oggi considerato principalmente una strategia disfunzionale di regolazione emotiva, utilizzata per gestire stati emotivi percepiti come intollerabili.

Comprendere il significato psicologico di questi comportamenti è fondamentale per intervenire precocemente e offrire un supporto adeguato, evitando interpretazioni che possono aumentare vergogna, isolamento e sofferenza.

Che cos’è l’autolesionismo?

Con il termine autolesionismo non suicidario si indicano comportamenti intenzionali che provocano un danno al proprio corpo in assenza di un intento suicidario immediato.

È importante distinguere questi comportamenti dal comportamento suicidario. Sebbene possano condividere alcuni fattori di rischio e richiedano sempre attenzione clinica, nella maggior parte dei casi l’obiettivo dell’autolesionismo non è porre fine alla propria vita, ma cercare di ridurre una sofferenza emotiva intensa.

Questa distinzione non riduce la gravità del fenomeno: ogni episodio di autolesionismo rappresenta un segnale di disagio che merita ascolto e valutazione professionale.

L’autolesionismo come strategia di regolazione emotiva

Secondo uno dei principali modelli teorici sviluppato da Matthew Nock, l’autolesionismo svolge spesso una funzione di regolazione emotiva. In presenza di emozioni particolarmente intense, alcuni adolescenti possono ricorrere a questi comportamenti come tentativo di interrompere temporaneamente uno stato di sofferenza psicologica.

Le ricerche mostrano che emozioni come vergogna, rabbia, senso di vuoto, ansia, tristezza o intensa autocritica possono risultare difficili da identificare, comprendere e gestire. In assenza di strategie più adattive, il comportamento autolesivo può produrre un sollievo immediato ma temporaneo.

Dal punto di vista dell’apprendimento, questo sollievo rappresenta un potente rinforzo negativo: il cervello apprende che quel comportamento riduce momentaneamente il dolore emotivo, aumentando così il rischio che venga ripetuto nel tempo.

Perché proprio durante l’adolescenza?

L’adolescenza è una fase caratterizzata da importanti cambiamenti biologici, cognitivi e relazionali.

Le neuroscienze mostrano che le aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione delle emozioni maturano prima della corteccia prefrontale, responsabile del controllo degli impulsi, della pianificazione e della regolazione emotiva.

Questo significa che molti adolescenti sperimentano emozioni molto intense senza disporre ancora di sistemi di regolazione completamente maturi. Se a questa vulnerabilità si aggiungono stress, conflitti familiari, difficoltà scolastiche, bullismo o isolamento sociale, il rischio di sviluppare strategie disfunzionali può aumentare.

Non è una ricerca di attenzione

Uno dei miti più diffusi riguarda l’idea che l’autolesionismo sia semplicemente un modo per attirare l’attenzione.

Le evidenze scientifiche raccontano una realtà più complessa. Molti adolescenti provano intensa vergogna per questi comportamenti, li nascondono e fanno di tutto per evitare che vengano scoperti.

Anche quando è presente un bisogno di essere aiutati o compresi, questo non dovrebbe mai essere interpretato come manipolazione. Esprimere una sofferenza rappresenta un bisogno umano fondamentale e merita sempre ascolto e accoglienza.

Perché è importante intervenire precocemente

Sebbene il comportamento autolesivo possa offrire un sollievo momentaneo, non affronta le cause della sofferenza emotiva.

Con il tempo può consolidarsi come modalità abituale di gestione delle emozioni, rendendo più difficile lo sviluppo di strategie di regolazione più sane e aumentando il rischio di ulteriori difficoltà psicologiche.

Intervenire precocemente permette di comprendere il significato del comportamento, identificare i fattori di vulnerabilità e costruire strumenti più efficaci per affrontare il disagio emotivo.

Come può aiutare il supporto psicologico?

Approcci basati sull’evidenza, come la Dialectical Behavior Therapy (DBT), la Cognitive Behavioral Therapy (CBT) e la Mentalization Based Therapy (MBT), hanno mostrato risultati promettenti nel trattamento dell’autolesionismo adolescenziale.

Il percorso psicologico non si concentra esclusivamente sull’interruzione del comportamento, ma mira a comprenderne la funzione e a sviluppare competenze emotive più adattive.

Tra gli obiettivi del trattamento possono rientrare:

  • riconoscere e dare un nome alle emozioni;
  • sviluppare strategie efficaci di regolazione emotiva;
  • ridurre l’autocritica e il senso di vergogna;
  • migliorare le capacità di comunicazione e richiesta di aiuto;
  • rafforzare le risorse personali e familiari.

Quando chiedere aiuto

Se un adolescente manifesta comportamenti autolesivi, è importante non minimizzare il problema né reagire con rabbia o giudizio. Dietro questi comportamenti può esserci una sofferenza emotiva significativa che necessita di essere compresa.

Un intervento psicologico tempestivo può favorire lo sviluppo di strategie di regolazione emotiva più efficaci, ridurre il rischio che questi comportamenti si consolidino nel tempo e sostenere sia l’adolescente sia la famiglia nel percorso di cura.

Cosa puoi fare

Se sei un genitore preoccupato per il benessere emotivo di tuo figlio oppure un adolescente che sta vivendo un momento di intensa sofferenza, chiedere aiuto rappresenta un passo importante. Un percorso psicologico può offrire uno spazio sicuro in cui comprendere le emozioni, sviluppare modalità più sane per affrontarle e costruire nuove risorse per il futuro.

Contattami per una consulenza psicologica dedicata agli adolescenti, al supporto genitoriale e alla regolazione emotiva.

Riferimenti essenziali

  • Nock, M. K. (2009). Why Do People Hurt Themselves? New Insights Into the Nature and Functions of Self Injury.
  • Klonsky, E. D. (2007). The Functions of Deliberate Self Injury.
  • Linehan, M. M. (2015). DBT Skills Training Manual.
  • Gross, J. J. (2015). Emotion Regulation: Current Status and Future Prospects.
  • Fonagy, P., Bateman, A. W., & Bateman, A. (2011). Mentalization Based Treatment.
  • American Psychiatric Association. (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM 5 TR).